Edifici e salute

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    Ho letto l’articolo sulla rivista Le Scienze – Un’epidemia Americana – di Melinda Wenner Moyer , l’autrice analizza come nelle città degli Stati Uniti alcune malattie infettive tornino a diffondersi in focolai epidemici che hanno cause sociali.  Nell’articolo viene sottolineata l’importanza da attribuire ad edifici e infrastrutture nella diffusione di malattie infettive e nella prevenzione delle malattie in genere. Si citano studi dell’università di Hong Kong del 2016 che rilevano come il tasso di ventilazione influisca fortemente sulla dinamica degli episodi infettivi, sottolineando che aprire una finestra, può ridurre il rischio di infezioni quanto essere vaccinati. Le leggi stringenti  sul risparmio energetico tendono a favorire l’impermeabilità all’aria, si sigillano tutti gli spifferi fonte di dispersione del calore ma anche di naturale ricambio dell’aria. Il risultato sono edifici ermetici in cui diventa fondamentale un’adeguata ventilazione, pena la creazione di “edifici malati” all’origine della “Sindrome dell’edificio malato”. Tutti i mali dell’edificio: condense e conseguenti muffe,  VOC, Radon possono essere quasi del tutto annullati con una buona ventilazione.

    Il discorso è ampio e si può sviluppare sotto vari aspetti.

    La soluzione che si propone per realizzare una casa efficiente ma nello stesso tempo salubre è quella della Ventilazione Meccanizzata Controllata combinata con un recuperatore di calore. Questa è una scelta che come più volte sottolineato nelle lezioni e discussioni in sede Casaclima non ha un ritorno economico ma un ritorno in salute. Infatti viene garantita una qualità dell’area costante non sempre assicurata dal ricambio manuale affidato al controllo dell’utente.

    Rispetto a questa considerazione mi chiedo quale sia il risparmio effettivo che si ottiene se lo si compara con un sistema di ricambio di area tradizionale ottenuto attraverso una apertura manuale ipoteticamente ottimale. Il risparmio con la VMC a doppio flusso combinata con uno scambiatore di calore deriva dal fatto che l’aria in immissione è preriscaldata grazie al calore recuperato dall’area viziata espulsa. La VMC ha un costo iniziale di acquisto, un costo di esercizio legato al funzionamento dei ventilatori e un costo di manutenzione legato  alla pulizia dei canali di ventilazione.

    Vorrei capire se a parità di costi e di benessere ci possano essere soluzioni alternative.

    Aperture programmate regolate da sistemi di sensori che monitorano i  livelli di umidità e di anidride carbonica possono essere altrettanto efficienti ed efficaci che un sistema di Ventilazione Meccanica Controllata?  Quello che mi interessa capire è se il costo della VMC che non si recupera è quello di acquisto/installazione o quello di esercizio. Penso che il costo non  recuperabile debba essere quello di acquisto/installazione, perchè se il bilancio fra l’energia elettrica consumata per il funzionamento dei ventilatori della VMC e quello dell’energia risparmiata per riscaldare l’aria di ricambio non fosse positivo, la ventilazione meccanizzata perderebbe parte del suo senso. Se l’obiettivo finale è la salvaguardia ambientale garantita attraverso il risparmio energetico, l’investimento iniziale può essere considerato come un costo ammissibile, ma non vale altrettanto per il costo di esercizio. Ammetto di scrivere cercando di chiarire aspetti che non afferro a pieno. Ora almeno sono in grado di formulare  le domande con cui chiarire i miei dubbi.

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