Trulli - il cocciopesto la calce e il vuolo

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  • Trulli - il cocciopesto la calce e il vuolo

    Qualche giorno fa parlavo con un mio amico che ha da poco frequentato un corso sul cocciopesto. Il cocciopesto è un materiale che mi ha sempre incuriosito, né ho sempre sentito parlare ma ci ho messo un po’ per capire cosa fosse : appunto “coccio  - pesto”  pezzi di coccio, laterizio, argilla cotta, pestati per raggiungere una  granulometria più o meno fine e mischiati con calce ed altri inerti per realizzare pavimenti,  intonaci, impermeabilizzazione di cisterne. Le proporzioni erano già ben note al tempo dei romani. Il cocciopesto si stendeva  in vari strati che venivano stesi, bagnati, battuti, in un processo lungo e laborioso. Io il cocciopesto nelle costruzioni del la mia zona non lo ho mai visto, penso che al limite fosse utilizzato per impermeabilizzare le terrazze e che sia stato soppiantato poi dalle lastricature in chianche di Corigliano.

    Mi sono fermata a riflettere ed ho sorriso al pensiero che per farlo il coccio pesto bisognava averli i cocci.

    Cocci, laterizi da macinare, elementi non molto frequenti,  limitati infatti ai coppi di pochi tetti,  agli elementi di terracotta usati  in alcuni casi per  alleggerire le volte o per creare pluviali chiusi fra paretine di pietra.

     Insomma dalle mie parti di coccio ce ne era molto poco,  per lo più pietra e… terra.       

    Fra tutte le pietre il calcare che cotto diventa calce e fra tutte le terre una in particolare la  terra rossa, una terra color ruggine, ricca di ferro e argillosa, residuo insolubile di calcari marnosi, spesso accumulata sul fondo delle lame.

    Questa terra rugginosa viene comunemente detta Bolo ( dal greco Bolos , zolla “ In Valle d’Itria -  Fumarola”) ed ha una blanda capacità legante.

    Per formare una malta efficace si mischiava tradizionalmente al grassello di calce : 3 parti di bolo ( in dialetto" vuolo") con una parte di grassello di calce.

    Penso fosse questo il nostro sostitutivo del cocciopesto.

    Con certezza è con la malta di “vuolo” che si stagnavano le cisterne e probabilmente anche  i lastrici solari.

    Dopo un lungo giro in bicicletta per le campagne della zona mio marito ha portato a casa un pezzo di terra rossa dall’aspetto plastico, lucido e compatto e un pezzo di calcare bianchissimo entrambe raccolti nei pressi di un profondo scavo.   Li trovo bellissimi e quando li guardo so di avere chiusi in un vasetto i due elementi di cui sono fatte la maggior parte delle costruzioni della mia terra : terra e pietra

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